Analizziamo i numeri, iniziando con l'astensione, troppo grande è lo squilibrio fra le percentuali di votanti nelle diverse regioni italiane: nelle isole ha votato il 47,13% contro il 65,04% dato nazionale, quindi non abbiamo un "campione omogeneo".
E' indubbio che l'astensionismo particolarmente clamoroso in Sicilia colpisce il PDL, che vi perde 10,4 punti di percentuale rispetto alle politiche del 2008. Ha pesato molto la spaccatura interna del PDL - con due fazioni contrapposte e litigiose fino all'insulto pubblico - in occasione della recentissima crisi della giunta regionale siciliana.
Bisogna sottolineare anzitutto che la sconfitta del PDL e della coalizione di governo è ampiamente immaginaria. Di fronte alla più grave crisi economica degli ultimi ottant'anni, che di solito penalizza gravemente chi è al governo a prescindere dalle sue effettive responsabilità, una coalizione di governo che sfiora il 48% (dovendosi attribuire alla coalizione anche un buon 80% del dato MPA/La Destra) fra l'altro, sommando appunto l'80% del dato MPA la coalizione avanza, e non arretra, rispetto alle politiche (dal 46,8 del 2008 al 47,24 del 2009) e un PDL che rimane ampiamente il primo partito in consultazioni diverse da quelle politiche (le quali tradizionalmente sono più favorevoli ai partiti fortemente connotati dalla presenza di un leader) sono dati su cui altrove in Europa e nel mondo chi governa metterebbe la firma.
Si è molto discusso che ad impedire "lo sfondamento" del Pdl, abbia influito gli attacchi di magistrati e giornalisti al premier Silvio Berlusconi in relazione a sue vicende personali; ma forse hanno pesato molto le vicende relative alla squadra di calcio del Milan, (la cessione di Kakà) di cui Berlusconi è proprietario. Non si comprende l'esultanza del PD che in un anno dalle politiche alle europee ha perso il 7,1%, un autentico crollo che nessun artificio mediatico riesce a mascherare. Paragonare i risultati effettivi ai sondaggi ha interesse per valutare la qualità dei sondaggisti ma non ha un grande significato politico (se i sondaggi erano sbagliati, non ha senso sostenere che qualcuno «è risalito» o «è sceso» rispetto alle loro cifre), ancorché si possa convenire sul fatto che l'eccessiva insistenza del PDL sui sondaggi durante la campagna elettorale ha contribuito alla percezione distorta del risultato.
Inoltre il voto delle elezioni europee non boccia affatto le posizioni vicine a quelle della Chiesa Cattolica su vita e famiglia, come hanno sostenuto alcuni personaggi vicini al presidente della camera dei deputati, on. Gianfranco Fini. La somma dei voti ottenuti dai partiti che nei programmi o nella maggioranza dei loro parlamentari (sia pure con minoranze di opinione diversa) sui valori non negoziabili (fine vita, unioni omosessuali, scuole non statali) hanno posizioni vicine a quelle della Chiesa - PDL, Lega Nord, UDC, La Destra-MPA - arriva al 54,19% (e più, se si aggiungesse anche la Südtiroler Volkspartei). E resta fuori del Parlamento Europeo il Partito Radicale, il partito-simbolo della posizione contraria. Che apprendiamo con piacere.
I voti che ha perso il Pdl non sono certo andati al PD, come sostengono gli amici dell'on. Fini, sembra fin da ora evidente, per quanto siano complesse le analisi dei flussi, che quei voti siano passati alla Lega o all'UDC, i quali sui valori non negoziabili hanno posizioni più chiaramente identificate con quelle sostenute dalla Chiesa Cattolica di quelle dello stesso PDL, come mostrano anche alcune specifiche candidature nell'UDC. Pertanto, la lezione da trarre - pur tenendo conto del carattere non completamente rappresentativo del sondaggio - è che l'elettore di centro e di destra gradisce - o, comunque, certamente non disprezza - il richiamo a posizioni chiare in materia di vita e di famiglia. Dunque si potrebbe ipotizzare che siano state, semmai, più le posizioni dell'on. Fini che quelle di altri esponenti del partito più sensibili al tema dei valori non negoziabili a sottrarre qualche voto al PDL. Infatti, scrive Mario Cervi su Il Giornale, nell'ora del cimento (l'onorevole Fini) si è defilato.
Intanto per quanto riguarda il successo della Lega - in alcune zone d'Italia particolarmente clamoroso - mostra che l'elettorato gradisce i richiami all'identità e a una politica rigorosa in tema d'immigrazione e di contrasto all'estremismo ultra-fondamentalista islamico. La stessa UDC, che - senza trionfare - ha guadagnato il suo punto di percentuale, che non è poco per un piccolo partito, aveva diffuso manifesti con il volto di un suo candidato, il giornalista convertito dall'islam al cattolicesimo Magdi Cristiano Allam, e la scritta «islamicamente scorretto». Questi temi - anche qui, contro l'opinione dell'on. Fini e dei suoi amici - hanno dunque esercitato un forte richiamo sugli elettori.
Dal momento che il successo della Lega Nord - scrive Massimo Introvigne - è più marcato proprio nelle zone d'Italia dove maggiore è l'affluenza alla Messa domenicale, s'impone una riflessione anche alla gerarchia cattolica sul perché le opinioni espresse da alcuni suoi esponenti in materia d'immigrazione e di respingimenti di clandestini non siano state seguite da elettori cattolici che hanno ampiamente votato per la Lega. Con ciò non si vuole sostenere che la gerarchia ecclesiastica debba farsi dettare tempi e agende dagli esiti elettorali.
Mi sembrano estremamente positive le ultime e più pacate dichiarazioni sull'immigrazione del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Angelo Bagnasco, del resto già raccolte da esponenti del centro-destra come il sottosegretario all'Interno on. Alfredo Mantovano, dove si esamina la questione in modo più approfondito secondo i principi che si ricavano dalla dottrina sociale della Chiesa, affinché bsi riporti nello stesso tempo con forza l'attenzione sull'identità cattolica del nostro Paese.
Il successo dell'IDV non va sopravvalutato più di tanto. Nelle consultazioni europee dove non si eleggono governi, partiti che tuonano contro chi è al governo con la modalità dell'insulto raccolgono ovunque in Europa più o meno quanto raccoglie l'IDV in Italia. Il problema non sono i voti dell'IDV, ma chi pensa - illusoriamente - che sia possibile utilizzarli politicamente all'interno di coalizioni, mentre i voti che partono dai vari «Vaffa-Day» - o come altro si chiamano in altri Paesi - sono per loro natura voti «contro» e non «per».
Il crollo de La Destra, che in realtà non ha preso il 2,2% come si legge nelle tabelle, ma molto meno; il 2,2 vada ampiamente attribuito al MPA di Lombardo. A Torino, a Roma e in molte altre località l'alleanza LA Destra-MPA è superata dalla Fiamma Tricolore. E probabile che alla disfatta avranno giocato il simbolo, la fiamma tricolore stavolta l'aveva, appunto, la Fiamma Tricolore, l'illegibilità del simbolo della coalizione Storace-Lombardo, l'assenza dell'attivismo televisivo del 2008 dell'on. Daniela Santanché, nel frattempo passata con il suo movimento al PDL. Ma soprattutto sembrano avere avuto un ruolo le turbolenze della Regione Siciliana che, se hanno giovato in Sicilia - + 2,9% per l'alleanza La Destra-MPA rispetto ai voti ottenuti separatamente dai due partiti nel 2008 -, evidentemente non sono piaciute agli elettori de La Destra nel Centro-Nord che non hanno capito né il senso della coalizione elettorale, né il suo progetto politico, né le minacce dell'on. Lombardo di nuove alleanze alla Regione Siciliana «al di là» del centro-destra. Per quello che può valere. Mi son trovato casualmente al comizio di Francesco Storace in piazza Duomo a Milano, c'era più gente sul palco che ad ascoltare il "povero" Storace, li ho contati, non più di 50 persone, un piccolo raduno di reduci.
Infine la lezione che si ricava dalla tornata elettorale europea è che - per chi non si lasci ingannare da «spiriti fini» che vanno a cercare maliziosamente colpevoli di sconfitte in buona parte immaginarie - il richiamo ai valori della vita e della famiglia e all'identità - anche nel contrasto dell'immigrazione clandestina e dell'ultra-fondamentalismo islamico - ha dato buoni risultati: se s'intende continuare a operare in consonanza con le aspirazioni reali degli elettori non va abbandonato ma semmai ulteriormente reiterato e spiegato. Ma soprattutto in questo momento bisogna ricordare a chi è comprensibilmente preoccupato, e vale non solo per La Destra, ma anche per il Pdl, illuso dai sondaggi, e oggi deluso - che le soluzioni e le alleanze ad horas difficilmente danno frutti. Gli esiti politici sono sempre preparati da un lungo, faticoso lavoro di studio e di formazione pre-politica, - scrive Introvigne - attraverso la riflessione sulla storia, sulla dottrina, sui princìpi. A questo lavoro pre-politico - alla luce non di alchimie elettorali, ma della dottrina sociale della Chiesa - Alleanza Cattolica offre da sempre il suo contributo. Per i valori non negoziabili, per l'identità e le radici cristiane dell'Europa e dell'Italia, per la maggior gloria di Dio anche sociale.
Rozzano MI, 9 giugno 2009
DOMENICO BONVEGNA
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