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unione-europeaRiceviamo e pubblichiamo.

Una vibrante “raccomandazione ai neo Deputati europei.

 

L’importanza della promozione della salute mentale e la necessità di agire in maniera più efficace e coordinata a livello europeo, sono state sottolineate in varie occasioni da autorevoli responsabili della politica della Commissione Europea.

1.) Ricordiamo, brevemente, che il Consiglio “Sanità”dell’Unione Europea svoltosi a Bruxelles il 18 novembre 1999 ( come ci ha comunicato il Presidente della Commissione per le Petizioni il 5.9.2000 Prot.120359 a n/s petizione n.146/99 ed orgogliosi di essere stati primi a sollevare il problema malati mentali e le loro famiglie alla Commissione Europea), la Unione Europea ha adottato all’unanimità una Risoluzione ( Comm.ne Pet.EU 29 maggio 2000 prot. n.CM/412554IT.doc PE 290.531) sulla promozione della salute mentale relativa alla lotta contro i problemi derivanti dallo stress e dalla depressione, sottolineando tutta l’importanza di questo tipo di problema per tutte le fasce di età, invitando gli Stati membri ad attuare idonee azioni di prevenzione di tali disturbi.

I Servizi della Commissione Europea considerano a tutti gli effetti la disabilità come una questione di tutela dei diritti. Quindi il baricentro delle politiche comunitarie è stato spostato da un concetto prettamente legato alla protezione e dell’istituzionalizzazione verso un’integrazione sociale ed economica completa - cioé- il cosiddetto “modello sociale”. Quindi con l’obiettivo primario di eliminazione delle molte barriere ancora vigenti nell’ambiente sociale alle quali vanno incontro regolarmente le persone disabili che vorrebbero svolgere le attività quotidiane partecipando attivamente alla vita sociale come ogni persona.

 

Questa prospettiva comporta implicazioni notevoli, sia a livello dell’Unione Europea sia a quella nazionale sulla metodologia con la quale la politica e le leggi relative alla disabilità sono elaborate ed interpretate anche nel loro contenuto sostanziale. Infatti questa “via” ha portato all’introduzione nel Trattato della CE dell’articolo 13 che permette alla Comunità di combattere ogni forma di discriminazione, tra cui quella sulla disabilità.

Allora viene spontanea una domanda : se siamo un “corpo unico” “una casa comune”a tutti gli effetti, perché la Comunità Europea non è competente ad emanare una Direttiva limitata e circoscritta per i sofferenti di questa patologia,? (ai sensi del principio di sussidiarietà di cui nel Titolo III° all’art.I-11 comma 1° e 3° e nelle azioni di sostegno e complemento ai sensi dell’art.I-17 lettera a).

2.) La Costituzione Europea  è il documento la “Cart”, in vigore, che i suoi 448 articoli definiscono valori, obiettivi e politiche comunitarie, ribadendo la difesa e la tutela della dignità della persona umana, compreso i più deboli e bisognosi come rimarca nel Preambolo.

Quindi pone la persona al centro dell’azione da parte della UE rispettando “la sua dignità umana inviolabile” come recita la Costituzione Europea nel Titolo 1° art.II-61.

Riteniamo che uno dei problemi più delicati, riguarda la percezione che i cittadini hanno della stessa Costituzione, perchè il passaggio dalla interpretazione teorica alla via quotidiana, questo strumento istituzionale deve essere condiviso dai circa 550 milioni di cittadini europei, perché il percorso di condivisione e di conoscenza deve essere tale da aiutare gli stessi nei principi e nelle regole che tengono presenti le necessità di tutti, compresa la sofferenza mentale, in parte , non considerata.

Sembra, in sintesi, che vengono “dimenticati” i problemi reali, come quello che andiamo dicendo, che interessano più da vicino direttamente i cittadini, per attirare la loro attenzione su temi spesso di natura giuridica sui quali più lontana, difficile ed in certa misura astratta appare una regolamentazione su un problema di una certa levatura qual è, ad esempio, l’anoressia , la bulimia, la schizofrenia, la depressione, l’autismo, il computer addition , il mobbing ecc.

La Decisione n.1786/2002/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23.12.2002 che adotta un Programma d’azione comunitario nel campo della sanità pubblica (2003-2008)  precisa, fra altre, la necessità “per contribuire al benessere dei cittadini europei”, specificando le finalità e le azioni comunitarie incluse il settore inerente la sanità mentale, nonché l’ammontare finanziario fissato in 312 milioni di eur per tali interventi.

Ma cosa chiediamo ai neo Deputati europei !.

Un adeguamento comunitario utile, applicabile in tutti i 27 Stati UE ed atto alla organizzazione di questa patologia nel settore della sanità pubblica, ritenuto urgente e necessario per consentire alle famiglie una speranza ed un senso di giustizia.

Quindi richiesta di uguali servizi specifici, cure e strutture adeguate per il numero sempre più elevato di cittadini europei colpiti da questa malattia.

Non è sufficiente promuovere soluzioni prevalentemente costituzionali di attenzione alla disabilità fisica, se non si aggiungono misure etico-sociali adeguate a dare risposte esaurienti anche a quelle necessità di natura psichica che logorano progressivamente le resistenze dei malati, dei loro congiunti e della società europea.

“Uniti nella diversità” (art.I-8) i popoli europei, a nostro giudizio, vogliono continuare ad essere un Continente aperto alla cultura, al sapere, alla solidarietà ed alla sicurezza.

C’è bisogno di una Unione Europea che svolga un ruolo geo-politico di moderazione e proposizione nel campo sanitario , ma anche di iniziative che sappiano articolare sul piano sopranazionale, rispettando identità e competenze degli Stati membri, lo sviluppo dei grandi valori umani, senza cadere nelle tentazioni dell’individualismo e del relativismo, perché è in gioco il futuro che in questo campo sanitario ci pare incerto e problematico non solo “ereditato” in Italia, ma anche in Europa.

3.) Curare e curarsi è un diritto inalienabile, perché è afferente al diritto della persona umana a tutelare la propria vita, la propria dignità, mentre la salute è un valore etico di benessere fisico, mentale e sociale.

La “vicinanza” della Costituzione Europea nei confronti dei cittadini non deve solo soffermarsi nell’evidenziare l’aspetto di problemi di vita sociale, ma anche la difesa della dignità dell’uomo sofferente, della persona bisognosa, più di altre, dove spesso le iniziative separate e non coordinate sono totalmente inefficaci. Bisogna, quindi, “combattere” la cultura dell’assistenzialismo che ghettizza il diversamente abile, introducendo la cultura del prevedere e provvedere per ogni sua necessità.

Lo sviluppo integrale dell’uomo libero passa anche attraverso questo comparto socio sanitario che ha diritto urgentemente di risposte legislative-comunitarie nel richiamo alla solidarietà ed alla coscienza.

Ma la famiglia del disabile, ancora, è rimasta sola, malgrado che tutti dicono di difenderla !

E’ auspicabile che si possa realizzare omogeneità d’intenti mirati a concetti di solidarietà verso esseri umani concretizzando che il malato mentale, cittadino europeo, che deve essere tutelato pienamente nella sua dignità e nella sua precaria esistenza per essere “uniti nella diversità”(Titolo 1° Art.1-8).

La n/s Associazione in virtù del Titolo 5° Art.II-104 della Costituzione Europea si è permessa a più riprese a richiedere e proporre nel quadro della strategia comunitaria di salute pubblica:

a.)    provvedimento parlamentare specifico per una Normativa, Direttiva Comunitaria, Risoluzione di riforma dell’assistenza psichiatrica anche in virtù del principio di sussidiarietà e proporzionalità relativo ai portatori di handicap psichici uguale e nella stessa misura in cui vige in tutit gli Stati membri dell’Unione Europea

b.)    l’adozione di servizi reali e specifici nell’ambito delle competenze di ciascun membro della Comunità Europea nel pieno rispetto della dignità delle persone portatrici di handicap psichici cure adeguate in strutture ad alta tecnologia;

c.)    attivazione della ricerca scientifico-farmacologica e sviluppo tecnologico comunitario sulla malattia mentale,come ogni compareto sanitario:

d.)    formazione di un Fondo Economico Finanziario Speciale, anche con il sostegno finanziario della Unione Europea per le persone indigenti dove confluire quelle parti di patrimonio o risparmi che per legge naturale andranno in eredità al “malato”, amministrato da un Ente Pubblico che costituisce naturale continuità che il singolo tutore, curatore, amministratore di sostegno non può fisicamente garantire, il così detto “Dopodinoi”, una dolorosa preoccupazione che assilla le famiglie di questi cittadini.

E’ quello che chiediamo ai neo deputati europei 2009.

 

F. Previte

http://digilander.libero.it/cristianiperservire