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Da molti, e purtroppo il numero sembra crescere a vista d'occhio, la Chiesa è sempre più considerata un organismo politico; così, per la gran parte delle volte, questa analisi rappresenta il catalizzatore più sicuro ed efficace per muovere accuse e critiche alla totalità dell'opera del magistero. Nonostante l'apparente uniformità dell'atteggiamento sopra delineato, si può riconoscere un'altalenanza nell'opera di chi è sempre ben disposto ad offendere la Chiesa di Roma o a storcere il naso per le sue iniziative. Infatti, se da un lato ci si straccia le vesti, si grida allo scandalo, ci si appella alla laicità, si denunciano le intromissioni ecclesiastiche quando la Chiesa interviene nei dibattiti che riguardano, per esempio, la famiglia, la vita, la morte, la salute, dall'altro lato si tace quando la stessa Chiesa discute i problemi inerenti la libertà dei paesi sottosviluppati, i diritti dei lavoratori, l'integrazione degli emarginati e delle drammatiche vicende esistenziali dei meno abbienti. Pare, insomma, che si assista ad un comportamento schizofrenico, in quanto ci si lamenta della Chiesa in certe occasioni, e si tace, o s'approva addirittura, in tal'altre. Viene quindi spontaneo chiedersi se davvero vi siano le presunte intromissioni della Chiesa nella politica in genere, in quella italiana in particolare. Se ci si adagiasse sui giudizi espressi quotidianamente da opinionisti, politici, intellettuali e testate giornalistiche vicine alla sinistra, l'attività della Chiesa cattolica non avrebbe altra finalità che quella di intrufolarsi nella vita socio-politica nazionale per determinarne lo sviluppo agendo come una forza politica clandestina, di carattere quasi sovversivo.

 Ma è davvero così? La questione apparentemente semplice è, invece, molto più articolata e profonda di quanto possa sembrare prima facie, tuttavia una pur sintetica risposta può essere delineata. La Chiesa cattolica è, secondo la storia della dottrina che la fonda, la continuatrice di due tradizioni: una biblico-evangelica, ed una filosofico-teologica. In base alla prima, essa, la Chiesa, rappresenta la continuazione della sponsalità di Dio con il suo popolo, con Israele, come ricorda Giovanni Paolo II nell'udienza del 4 dicembre 1991: «Già nell'Antico Testamento si parla di una sorta di sponsalità tra Dio e il suo popolo, cioè Israele». In quest'ottica si assume il concetto di popolo di Dio, cioè dell'insieme del genere umano, come espressione della perfezione divina, sebbene all'interno del contesto umano, della Chiesa. In altri termini: la Chiesa non può essere scissa dal concetto di popolo di Dio, cioè di organizzazione sociale costituitasi secondo le leggi divine, così come ricorda, del resto, la Lumen Gentium.

In base alla seconda, cioè quella filosofico-teologica, la Chiesa cattolica, transitandolo nei tempi moderni, ha assunto, rimandendone fortemente intrisa, il concetto di politicità di Aristotele, secondo il quale l'uomo è per natura un animale sociale, e la società non è altro che l'habitat naturale dell'uomo. In questa prospettiva l'uomo non vive secondo i canoni del «mors tua, vita mea», o dell'«homo homini lupus» sancito poi nelle dottrine assolutistiche del pensiero politico rinascimentale, ma vive nella comunione con gli altri, nella comunità politica della società umana, nell'assemblea del genere umano, nella ecclesia, come hanno dimostrato S. Ambrogio, S. Agostino e S. Tommaso. Del resto il termine Chiesa proviene dall'ebraico qahal, dal quale discenderà il greco ekklesia, dal quale deriverà il latino ecclesia, che darà vita al termine italiano Chiesa, che vuol dire appunto assemblea, cioè società, popolo, comunità politica.

Essendo dunque la natura della Chiesa, sia sotto la luce della tradizione biblico-evangelica, sia sotto quella filosofico-tomista, una natura sociale, anzi, politica, acquistano una ridondanza di matrice ideologica tutte quelle voci scandalizzate che vorrebbero denunciare un'intrusione di natura politica della Chiesa sulle tematiche come la famiglia, la giustizia, l'economia, la bioetica. La Chiesa, proprio perché è ciò che è, non può non occuparsi della vita e della morte, della famiglia e della salute del corpo e dell'anima. L'attività magisteriale, insomma, è animata, fin dalla sua origine, da una energia di natura prettamente politica, considerando che per secoli non ha fatto altro che plasmare la cultura gius-filosofica dell'intero occidente, creando quella civiltà occidentale che oggi tutti conosciamo.

Ma forse, proprio perché da parte di certi gruppi politici o di certi poteri si è consapevoli di ciò, si compie un tentativo di discredito della Chiesa cattolica, nella piena consapevolezza che per distruggere la civiltà occidentale, basata sulla libertà, occorre intaccarne le radici che nel cattolicesimo affondano. Del resto, come ha rigorosamente notato la filosofa spagnola Maria Zambrano, «non si è saputo mettere in evidenza, né da parte dei liberali stessi, né tanto meno da parte dei loro nemici, il contenuto del liberalismo; non si è saputo affrancarlo dalle sue impurità, né dalle sue maschere... Il principio cristiano del liberalismo, l'esaltazione della persona umana al più alto rango fra tutte le cose di valore del mondo, rimase occulto sotto il rigonfiamento, sotto la superbia. Fatuità innestata in coloro che sono stati liberali senza sentire viva, dentro il loro cuore, la segreta radice cristiana della fiducia nell'uomo, sì, ma non in tutte le cose dell'uomo, bensì in quell'aspetto per il quale egli è immagine di qualcuno che al tempo stesso lo protegge e lo imita».

Questa è l'energia politica della Chiesa, che non potrà mai essere distrutta senza rischiare di distruggere quella stessa società che da essa si auspicherebbe affrancata. Questa è l'energia che la Chiesa mette in campo per difendere il liberalismo, senza sfociare nell'assurdità del comunismo o nell'abnormità del «mercatismo», per citare Tremonti. In questo sapiente equilibrio consiste la dottrina sociale della Chiesa, cioè la più alta e finora mai smentita dottrina socio-politico-economica che guardando al bene comune, orientata dalla giustizia, non divide gli uomini tra egoisti e nullatenenti, tra oppressi o oppressori, ma li accomuna nella società, nel popolo dei figli di Dio.

di Aldo Vitale
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