Contro Mauro, candidato del Pdl alla presidenza del Parlamento Ue, le mire economiche di Berlino, la beceraggine del Pd e un po’ di pregiudizio anticattolico.
In questa storia della contrastata candidatura di Mario Mauro alla presidenza del Parlamento europeo le offese più gravi le ha patite il comune senso del pudore, maltrattato dagli stessi che da settimane cercano di usarlo politicamente contro il presidente del Consiglio. Scarso pudore decisamente mostrano quei tali del Partito democratico che sostengono di non aver mai messo i bastoni fra le ruote al candidato del Partito delle libertà, e che anche stavolta la colpa di quel che non funziona è di Silvio Berlusconi. Il quale da parte sua era sbottato: «Ho visto una dichiarazione della sinistra che dice di voler votare contro Mauro: è una vergogna. Ricordo che per Prodi noi abbiamo dato il nostro voto».
In realtà per richiamare i democratici c’è voluto addirittura un intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Penso che l’onorevole Mario Mauro abbia tutti i titoli per aspirare all’incarico di presidente del Parlamento europeo», ha detto il capo dello Stato il 19 giugno. Infatti non potendo confessare l’ossessione antiberlusconiana all’origine della loro presa di posizione, i democratici (e il loro giornale Europa) adducevano fra gli argomenti a favore della bocciatura di Mauro il maggior prestigio politico di Jerzy Buzek, ex primo ministro polacco. Già, peccato però che Buzek si sia affacciato al Parlamento europeo cinque anni dopo Mario Mauro, che sia stato presente meno, abbia lavorato meno e ricoperto meno incarichi; peccato che solo il 24 per cento dei polacchi si sia scomodato per andare a votare l’Europarlamento, contro il 67 per cento degli italiani, che la delegazione italiana nel Ppe conti 35 seggi contro i 25 polacchi, e che abbia ricevuto più voti di tutti gli altri: 12 milioni, addirittura più dei tedeschi di Cdu-Csu (10 milioni), che portano in dote più seggi (42) solamente perché alla Germania ne spettano più che all’Italia.
Le chiavi interpretative per capire l’opposizione a un candidato iper qualificato come Mario Mauro sono dunque ben altre, a cominciare dall’aspirazione della Germania e più in generale dell’asse franco-tedesco ad esercitare un ruolo di potenza tutelare nell’Europa dell’Est, e ad esercitarlo non in contrasto, ma in armonia con Mosca. La Germania da una parte costruisce insieme alla Russia gasdotti sottomarini che aggirano la Polonia (e lascia sedere un ex cancelliere come Gerhard Schröder nel consiglio di amministrazione di Gazprom, la più importante società di Stato russa), dall’altra offre agli innervositi polacchi il contentino della presidenza del Parlamento europeo.
Un altro dettaglio da notare è che Angela Merkel, grande sponsor del candidato polacco, è cristiana luterana come Jerzy Buzek. Del resto per commentatori come Gad Lerner e Pierfranco Pellizzetti (Micromega) la ragione per cui la candidatura di Mauro merita la sconfitta è che un cattolico come lui non si deve permettere di militare e fare fortuna in un partito il cui leader sarebbe un libertino. Forse se Mauro facesse come altri cattolici (tipo: Prodi, Bindi, Franceschini) che hanno militato o militano in partiti e coalizioni che – a differenza di quelli sotto l’egida di Berlusconi – promuovono la distribuzione di preservativi nelle scuole medie, la fecondazione eterologa, la selezione eugenetica degli embrioni, i Dico, il divorzio veloce e altro ancora, allora il giudizio su di lui sarebbe un tantino diverso.
I radicali sul piede di guerra
Non mancano poi quelli che si battono contro la candidatura di Mario Mauro proprio perché è cattolico, troppo cattolico. Sul sito internet dei Radicali italiani un titolo ammonisce: “No a Mario Mauro presidente del Parlamento europeo, per lui meglio altri pulpiti”, e l’articolo paventa che «non si sia costretti a vivere un dejà vu, ovvero un Buttiglione 2». E infatti un link collega la pagina al sito www.certidiritti.it e lì un altro link porta al sito in lingua inglese www.everyonegroup.com (afferente a un gruppo internazionale per i diritti umani), dove i due terzi degli articoli raccontano che l’Italia di Berlusconi è un inferno per i rom e gli omosessuali. Da esso si può scaricare un dossier che racconta tutte le malefatte di Mario Mauro. Eccone alcune: continua a sostenere che le radici dell’Europa sono cristiane; è convinto che la bandiera europea esprima un simbolo mariano; nega che il governo italiano violi i diritti umani dei rom; ha votato contro la risoluzione anti-omofobia al Parlamento europeo affermando che non difendeva diritti ma promuoveva un’ideologia; sostiene che il Parlamento europeo non è competente in materia di diritti della famiglia e loro estensione alle coppie omosessuali. Ma soprattutto, cosa gravissima, l’onorevole Mauro, pur non chiedendone la soppressione, «è contrario ai Gay Pride, la più importante manifestazione per i diritti degli omosessuali e dei transgender».