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Quelli che stiamo vivendo sono giorni tristi. Arresti, denunce di uomini politici, corruzione e malgoverno. Qualcuno addirittura ipotizza una Tangentopoli 2, un nuovo tsunami destinato a travolgere la politica come nel 1992. E la voglia di prendersela con il ceto politico e di contrapporgli le virtù della società civile è molto forte, scrive Luca Ricolfi su La Stampa. Ma non sembra proprio così ad essere corrotta anzi marcia è soprattutto la società italiana, come ha sostenuto in un editoriale sul Corriere della sera Ernesto Galli della Loggia.

Non solo perchè per i reati di corruzione e di concussione bisogna essere in due, il politico e l'imprenditore ma perchè sono innumerevoli settori della vita sociale in cui le più elementari regole del vivere civile - non evadere le tasse, promuovere i migliori – sono sistematicamente violate senza che la politica c'entri minimamente.

 Infatti il professore che trucca un concorso, il commerciante che non emette lo scontrino, l'imprenditore che fa lavorare in nero i suoi operai non sono vittime della politica ma semmai, beneficiari della sua assenza. (Luca Ricolfi, L'Abisso morale del Paese, 18.2.2010 La Stampa).

 Dunque il problema non è solo politico, c'è di mezzo la società, il corpo sociale. La corruzione rinasce di continuo – sostiene Galli della Loggia -  perché in realtà non muore mai, dal momento che a mantenerla viva ci pensa l’enorme serbatoio del Paese. La verità, infatti, è che è l’Italia la causa della corruzione italiana(...) E che colore politico pensa che abbia l’evasione fiscale dilagante? O i tentativi a cui si dedicano incessantemente milioni di italiani di violare i regolamenti urbanistici ed edilizi in tutti i modi possibili e immaginabili (spessissimo riuscendoci grazie all’esborso di mazzette)? E a quale schieramento politico addebitare, mi chiedo, il sistematico taglieggio che da noi viene praticato da quasi tutti coloro che offrono una merce o un servizio al pubblico, come le società autostradali, quelle di assicurazione, le compagnie telefoniche, le compagnie petrolifere, quelle aeree, le banche, le quali tutte possono a loro piacere fissare tariffe esagerate, imporre contratti truffaldini, balzelli supplementari, clausole capestro, sicure dell’impunità? Sì lo so, tecnicamente forse non è corruzione. Ma so pure che in molti altri Paesi comportamenti del genere sono severamente sanzionati anche sul piano penale. Da noi no, sono considerati normali. Perché? (Galli della Loggia, La corruzione e le sue radici, 17.2.2010 Il Corriere della Sera).

 E' l'Italia che possiamo vedere nell'ultimo film di Pupi Avati dove il regista fa  un ritratto spietato di che cosa è diventato questo Paese: una società dove gli unici «buoni» sembra non possano che essere dei disadattati senz’arte né parte; dove, nell'ultima scena, dal volto pur devastato e ormai annichilito di un grandissimo De Sica, ladro e canaglia ridotto all'ozio forzato su un terrazzino di periferia, non cessa tuttavia di balenare il guizzo di un’inestinguibile mascalzonaggine.

 Questa Italia non è una invenzione giornalistica, purtroppo, è la realtà che emerge in  questi giorni anche dall'allarme lanciato dalla Corte dei Conti, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario contabile, il presidente Tullio Lazzaro davanti al capo dello Stato, ai presidenti del Senato, della camera e al Guardasigilli, ha detto: “Preoccupa soprattutto la piccola corruzione, quella a diffusione capillare. Un tumore maligno che colpisce un corpo sano...Ma se non c'è senso etico nell'agire non bastano i giudici, i carabinieri o le altre forze dell'ordine per combattere questo male...”Per la Corte dei Conti, che è l'organo giudiziario che ha il compito di verificare che i soldi pubblici siano spesi correttamente, la corruzione e la concussione nella pubblica amministrazione sono aumentate del 229% e del 153%., rispetto all'anno precedente. Il presidente Lazzaro ha puntato il dito soprattutto sulle opere incompiute che comportano “un'ingente spreco di risorse pubbliche”. E Ricolfi sostiene che sprechi sulle opere pubbliche ammontano addirittura a circa sei finanziarie. Sono cifre impressionanti che fotografano l'Italia meglio di qualsivoglia inchiesta giornalistica.

 Mentre l'Italia è immersa in questa palude si procede ad accusare un uomo come il sottosegretario Guido Bertolaso, responsabile della Protezione Civile che può essere  definito veramente l'uomo del fare, e non quello delle chiacchiere; é interessante il giudizio che dà Francesco Rutelli, che non è del centrodestra, durante la trasmissione Radioanch'io, ha detto L'Italia è un Paese in cui si crocifigge chi fa, viene guardato storto. E riferendosi a Bertolaso, parla esplicitamente dell'invidia di coloro che combattono chi realizza. Rutelli ricorda quando lo ha voluto accanto a sé da sindaco di Roma per preparare il Giubileo 2000.

 

 Rozzano MI, 20 febbraio 2010                                   DOMENICO BONVEGNA

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