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Continuano le polemiche e le discussioni a tratti furibonde, tra l'altro abbastanza prevedibili, sul dopo partita Lazio Inter.

 Ho visto la partita in televisione, tifo Inter e sono contento che la mia squadra abbia vinto e naturalmente non sono per niente scandalizzato come ha vinto.

 In questi momenti di polemica calcistica mi vengono in mente certi provvedimenti disiplinari di qualche mese fa contro l'Inter, ricordate la partita contro la Sampdoria, due giocatori espulsi in pochi minuti, due squalificati fuori dal campo, e un allenatore squalificato per 3 turni, in una sola partita, e poi tante decisioni arbitrali (in buona fede naturalmente) che hanno fatto perdere all'Inter almeno 9 punti. Quanta pressione mediatica sull'Inter per fargli perdere concentrazione ogni domenica. Infine poi la stessa compagine nerazzurra ha fatto di tutto per perdere punti in partite facili. Allora tutti zitti, nessuno ha fiatato quando succedeva questo.

Ma poi dov'è lo scandalo? Alla fine del campionato, nelle ultime due o tre giornate, ci sono sempre state le cosiddette partite-biscotto.
Ci stiamo scandalizzando che la squadra biancoazzurra si sia impegnata poco, ma Muslera non ha parato quasi tutto?

 Dobbiamo fare l'elenco delle partite-biscotto? Ne ricordo qualcuna Udinese-Juventus, Svezia-Danimarca ai campionati europei. Ricordo una partita tra Milan e Bologna negli anni 80, ero a S. Siro, sono stati 90 minuti di noia, i calciatori non attraversavano la linea di centrocampo, alla fine 0 a 0 e tutti contenti a festeggiare lo scudetto del Milan. Che cosa dobbiamo fare il test attitudinale a ogni calciatore per vedere se si impegna o meno durante la partita?

È un derby che ha agitato anche il Bar Sport di Montecitorio. Un diluvio di dichiarazioni che neanche ci fosse da discutere la Finanziaria. Del resto, il pallone dà visibilità, merce ricercatissima dagli onorevoli. Ognuno indossando la maglietta della squadra del cuore, pronto a giurare e immolarsi sui sacri principi dell’articolo 1 comma 1 del Codice di Giustizia Sportiva: «comportarsi secondo i principi di lealtà, correttezza e probità».

 Elio Lannutti dell'Idv, difensore dei cittadini oppressi, ha dichiarato alle agenzie, “gli italiani hanno bisogno di un calcio pulito degno di un paese civile”. Ma va? Ma “Lannutti ieri lei non aveva nulla di più importante da fare e da comunicare alle agenzie? E lei si è fatto eleggere per romperci i cosiddetti con la Lazio e l'Inter?”, ha scritto Libero.

 Non è stato solo Lannutti a parlare anche altri, Landolfi, Gasparri, Dionisi, Paniz, Granata, Capezzone, con tutta la sua prosopopea, afferma: “dirigenti, tecnici e giocatori della Lazio dovrebbero dare spiegazioni convincenti di quello che è accaduto”. Ma veramente Capezzo' lo dici. Mentre il duo delle meraviglie Della Seta-Ranucci, senatori Pd preannunciano addirittura una interrogazione parlamentare nientemeno che al presidente del Consiglio che dovrebbe rispondere su questo delicatissimo tema internazionale. Il tutto perchè i calciatori della Lazio avrebbero giocato una partita attuando una tattica rinunciataria che non si fa neanche tra scapoli e ammogliati.

 Certo domenica sera all’Olimpico è andata in onda il tifo contro se stessi, cioè la negazione del tifo stesso. L’estremizzazione masochistica del tifo contro, che dà più soddisfazione di quello a favore. Non è la cultura dello sport, dicono i censori. Certamente, ma è quella diffusa nella vita di un Paese dove ti sta sullo stomaco il vicino di banco perché è più bravo di te, disprezzi il vicino di scrivania perché guadagna un po’ di euro più di te, odi il vicino di casa (e non solo perché non è di Erba).

 Quindi, è normale preferire che a perdere sia la tua squadra se serve a non far vincere i nemici storici, il sacrificio diventa godimento. «Noi abbiamo fatto il nostro dovere da tifosi e voi il vostro da calciatori» è il pensiero dominante su radio e blog a tinte biancocelesti. Nessun pentimento, niente rimorsi: «Forse oggi Totti si sarà pentito di quel gesto dei pollici all’ingiù», si sghignazza sui forum. Dall’altra parte, si spreca l’indignazione un tanto al chilo: farsa, spettacolo deprimente, pagina della vergogna, campionato falsato, ci vuole l’inchiesta della procura, l’indagine federale, la retrocessione” (Mario Celi, Le minacce di morte e la follia del tifo contro, 4.5.2010 Il Giornale).

 Per Mauro Mazza, direttore Rai, i tifosi laziali hanno avuto un atteggiamento giusto, e del resto «Chi è senza peccato scagli la prima pietra, mi verrebbe da dire a coloro che hanno storto la bocca. Certo, forse l’euforia era esagerata, ma sapendo che la Lazio aveva il tifo dei romanisti era normale che il comportamento fosse questo. Guai a fare un piacere ai “cugini”». Dunque, per Mazza nessuna sorpresa per quanto accaduto. «Tra il tifo contro dei laziali e il tifo a favore dei romanisti ha prevalso il primo. Francamente non ci vedo niente di clamoroso».

 Quindi nessuna ipocrisia anche per Michele Brambilla su La Stampa, noi  mettiamo molto spesso più passione nell’augurarci il male di chi odiamo piuttosto che il bene di chi amiamo. Due settimane fa Totti aveva indicato la serie B ai tifosi laziali, ora loro si sono vendicati, l’obiettivo era far perdere lo scudetto ai «maledetti cugini». Sorprendersi di questo è un po’ da anime belle, per non dire di più. Se l’Inter perderà la finale di Madrid, un minuto dopo il fischio finale le strade saranno invase da cortei festanti di tifosi milanisti e juventini (scommettiamo?), così come gli interisti festeggiarono la rocambolesca sconfitta del Milan con il Liverpool a Istanbul. Forse perché simpatizzavano per il Liverpool? Ma va’. La felicità era veder perdere il vicino di casa. (Michele Brambilla, Quei tifosi malati di rancore. 4.5.2010 La Stampa).

 La sera di Barcellona Inter, quando ha segnato Piquè, i nostri vicini di casa, evidentemente milanisti, hanno esultato. Si tratta di un imbarbarimento del mondo del calcio. Non è cosa che riguardi solo gli ultrà: quella è gente che un motivo per prendere qualcuno a coltellate lo troverebbe comunque. Il tifo per il calcio ha avvelenato discussioni in ufficio, incrinato amicizie. E anche certe trasmissioni sportive - cari colleghi lasciatevelo dire - sembrano fatte apposta per far salire la pressione. Esagerazione, la cartina di tornasole sono le partite di calcio dei bambini. Oggi ci sono genitori che insultano arbitri o allenatori, che volontariamente impegnano il proprio tempo libero per far crescere i loro figli. Quanti direttori di gara presi a male parole quando non assediati negli spogliatoi. E poi fa sorridere vedere dirigenti di società intitolate magari a un santo o a un papa squalificati per intemperanze.

 
Rozzano MI, 4 maggio 2010                                     DOMENICO BONVEGNA

                                                                          Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.