Senza la crisi del sistema politico italiano che siamo soliti chiamare Prima Repubblica quasi sicuramente Silvio Berlusconi non avrebbe mai pensato di entrare in politica. A sua volta, la crisi della Prima Repubblica non sarebbe esplosa con le conseguenze distruttive che sappiamo se non ci fossero state le inchieste giudiziarie che prendono il nome di Mani Pulite. Infatti, furono queste inchieste, come è noto, che determinando la scomparsa di tutti i partiti che avevano governato per mezzo secolo l'Italia condussero alla virtuale disintegrazione del sistema politico. Il quale sistema, peraltro, era minato da tempo da una crisi profonda: anzi da molte crisi e patologie d'ordine diverso, che qui ricorderò solo per sommi capi.
Per oltre quarant'anni, insomma, avevamo avuto il monopolio politico del centro grazie alla diversa ma convergente delegittimazione delle due ali. Ora, viceversa - e sempre che fosse restato in vigore l'interdetto verso la destra che durava dal 1945 e che nulla faceva presagire dovesse sparire -, si sarebbe passati alla virtuale egemonia di un grande partito di sinistra rappresentante non solo dell'elettorato di sinistra vero e proprio, ma anche di buona parte di quello di centro, contrapposto a uno sparuto partito cattolico e a una Lega Nord dai contorni ideologici imprecisi ma comunque di modesta entità; con la destra sempre esclusa per effetto dell'interdetto antifascista di cui sopra.
Di fatto, dunque, avremmo avuto ancora una volta il monopolio di un solo schieramento. Realizzando in tal modo l'esito paradossale per cui in Italia, stanti le complicate vicende della nostra storia, neppure l'adozione del maggioritario uninominale avrebbe consentito la possibilità di un'effettiva alternanza al governo di partiti o schieramenti diversi.
Se così non fu è solo perché sulla scena italiana intervenne un attore del tutto nuovo e imprevisto, Silvio Berlusconi che vinse le elezioni del 27 marzo 1994. Berlusconi - e mi rendo conto quanto possa essere paradossale dirlo nel momento in cui sulla sua figura si avanzano da tante parti, a proposito o a sproposito, sospetti di scarsa affidabilità democratica - ha rappresentato lo strumento offerto all'Italia per ottenere finalmente un sistema politico dove fosse possibile l'alternanza di governo, cioè la fine del monopolio del potere. La nostra storia, insomma, ci ha costretto, se volevamo entrare finalmente nella normalità, a ricorrere a una figura che sicuramente rappresentava - e tuttora rappresenta - un'assoluta anomalia!
È giocoforza ammettere, insomma, che l'artefice di fatto del bipolarismo italiano è stato indiscutibilmente Berlusconi. Resosi infatti conto che per battere una coalizione di sinistra o di centrosinistra che fosse era necessaria una coalizione di destra o di centrodestra che fosse, egli capì che per avere una speranza di vittoria era necessario però che tale coalizione includesse, oltre la Lega Nord, anche il Movimento sociale italiano: cioè che era necessario far cadere la pregiudiziale "antifascista". I numeri parlavano da soli: per una coalizione di centrodestra, infatti, mantenere l'interdetto ideologico verso la Lega e il Msi avrebbe voluto dire, sulla base dei risultati delle elezioni del 1992, rinunciare a ben il 14 per cento dei voti, cioè in pratica accettare di consegnare il potere alla sinistra per un periodo di tempo illimitato. Berlusconi si mise perciò senza esitare sulla strada di una massima apertura della coalizione. Fece in altre parole quanto non aveva voluto fare in previsione dell'appuntamento elettorale ciò che restava della Democrazia cristiana; e che poi era precisamente quanto avevano fatto dappertutto in Europa (per esempio in Germania) i partiti democristiani: cioè cercare di estendere il proprio dominio elettorale sull'intera area avversa alla sinistra, al più lasciando alla propria destra solo qualche sparuto gruppo di estremisti o un piccolo partito liberale.
Viceversa, nel 1993-94, proprio la mancata scelta del partito cattolico in questa direzione, nonché il suo scioglimento e la sua ricollocazione sul versante di centrosinistra, furono la premessa perché nel sistema della rappresentanza si creasse un enorme vuoto potenziale costituito da milioni e milioni di elettori. Berlusconi si accinse per l'appunto a riempire questo vuoto.
(©L'Osservatore Romano - 17 luglio 2010)