Sergio Luzzato
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Se volete capire quello che sta succedendo nell`Italia di oggi, leggete Beaumarchais. Se volete capire come e perché il discorso pubblico sembra avere bisogno di fango quasi fosse pane, prendete il Barbiere di Siviglia (1775), atto II, scena ottava. Tutto è già lì. «La calunnia, signore? Voi non sapete cosa disdegnate! Ho visto le persone anche più oneste sul punto di soccomberle. Credetemi, non c`è malignità, orrore, favoletta che non si riesca, volendo, a propinare ai fannulloni d`una grande città. Si slancia, prende il volo, turbina, avvolge, strappa, trascina, esplode, deflagra e diventa un grido generale, coro universale di odio e di proscrizione. Chi diavolo potrebbe resisterle?».


Sì, leggete quella vecchia volpe di Beaumarchais, che se ne intendeva. Collocatelo nel suo tempo - la Francia del secondo Settecento, la crisi dell`ancien régime che sarebbe sfociata nella Rivoluzione - e avrete una chiave per interpretare lo spettacolo italiano dell`ultimo anno. I mezzi di comunicazione (dalle testate nazionali ai quotidiani di provincia, dai blog ai tg) divenuti casse di risonanza della gogna mediatica. I cronisti e i moralisti di "destra" indistinguibili da quelli di "sinistra" nel tacciare l`avversario politico di ogni peccato, poi sempre, a ben vedere, dei due peccati fra tutti capitali: l`avarizia e la lussuria, cioè il lucro e il sesso. L`opinione pubblica strattonata in un senso o nell`altro, eppure vorace se le si offre in pasto storie di soldi o storie d`alcova.
Non c`è diavolo che resista, ammoniva Beumarchais. In realtà, l`intero sistema culturale della calunnia si fonda sulla logica della "diabolizzazione": la trasformazione dell`avversario politico in creatura satanica. L`etimologia greca di diavolo non è forse diábolos, "calunniatore"?
Esiste quindi un nesso linguistico tra chi calunnia e la costruzione retorica del nemico come mostro. Ma più che le etimologie, qui interessano le analogie. L`analogia con l`Europa del secondo Settecento, perché è allora - lo ha insegnato Habermas - che nasce l`opinione pubblica come attore decisivo della politica moderna.
Senonché, a differenza di quanto Habermas ne ha detto, l`opinione pubblica non è solo quella che vorremmo che fosse: assennata, razionale, lungimirante. Nella Francia di Luigi XV come nell`Italia di oggi, si commuove, si appassiona, si scandalizza almeno quanto calcola, valuta, critica. E le sue pulsioni riescono tanto più forti quanto più le notizie (o le false notizie) colpiscono i "grandi" all`altezza del portafoglio oppure sotto la cintura. In Francia, la Rivoluzione è stata preparata anche così: gossippari alla Beaumarchais che raccontavano di tutto su tutto e su tutti, ma in particolare sul backstage di Versailles, i lussi della corte, la collana della regina, l`impotenza del re, la ninfomania di Maria Antonietta.
D`altra parte, si sbaglierebbe ad attribuire ogni responsabilità del degrado di un discorso pubblico (fase A: la lotta politica viene trasformata in campagna mediatica; fase B: l`informazione viene trasformata in disinformazione) soltanto agli artefici e al target del gossip, senza prendere in conto i protagonisti. Un discorso "diabolizzante" funziona tanto meglio quanto più risulta credibile una rappresentazione luciferina degli angeli caduti. E anche qui sembra funzionare il paragone tra la Francia settecentesca e l`Italia odierna. Perché lo spettacolo della nostra classe politica è effettivamente uno spettacolo di privilegio, di malcostume, di corruzione, che alimenta il sogno antipolitico - se non proprio di una rivoluzione - quanto meno di una tabula rasa.
Oggi, di tutto si sente il bisogno fuorché di una circolazione delle notizie paragonabile a quella della Francia tardo-settecentesca, dove un pamphlet ben confezionato poteva uccidere la reputazione di un re.
Ma neppure si sente il bisogno di un`interpretazione del potere da Antico Regime: con la "casta" asserragliata a palazzo e totalmente assorbita da logiche autoreferenziali, senza discernimento, senza scrupoli, senza vergogna. Non si sente alcun bisogno né di Bastiglie da abbattere con campagne calunniose, né di Versailles da difendere con le guardie svizzere.

© http://www.piuvoce.net/newsite/index.php - 4 agosto 2010, da Sole 24 ore