cossiga-giovannipaolo-IIIl Presidente Emerito della Repubblica, Francesco Cossiga è morto oggi al Policlinico Gemelli alle 13.18. Sarebbe stata una crisi cardiocircolatoria una delle cause del decesso. Una prima crisi, dovuta anche una forte abbassamento della pressione arteriosa, aveva portato Cossiga al ricovero in terapia intensiva 9 giorni fa. Le sue condizioni si erano improvvisamente aggravate la scorsa notte. In base a quanto riportato dal bolelttino medico diffuso nella tarda mattinata di oggi, le condizioni di salute dell'ex-presidente Cossiga, erano peggiorate nelle notte e «il quadro clinico è di estrema gravità».

Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha interrotto le vacanze in barca alle Eolie per raggiungere la Capitale dopo aver appreso la notizia della morte di Francesco Cossiga.

IL "PICCONATORE"
Parlamentare di lungo corso, più volte ministro, presidente del Consiglio, presidente del Senato, presidente della Repubblica: nei suoi oltre cinquanta anni di carriera politica Francesco Cossiga ha ricoperto tutti gli incarichi più prestigiosi.

Nato a Sassari il 26 luglio del 1928, un primo record Cossiga lo colleziona fin da giovanissimo, conseguendo la maturità a soli 16 anni. Quattro anni dopo arriva la laurea in giurisprudenza; a 17 è già iscritto alla Dc. A 28 è segretario provinciale e due anni dopo, nel 1958, entra per la prima volta a Montecitorio.

Altri primati lo aspettano: è il più giovane sottosegretario alla Difesa nel terzo governo guidato da Aldo Moro; è il più giovane ministro dell'Interno (fino ad allora) nel 1976 a 48 anni; è il più giovane presidente del Consiglio (fino ad allora) nel 1979 a 51; il più giovane presidente del Senato nel 1983 a 51 anni e il più giovane presidente della Repubblica nel 1985 a 57 anni.

Il periodo più difficile nella lunga carriera politica di Cossiga coincide con gli anni di piombo (era ministro dell'Interno nei drammatici giorni del sequestro di Aldo Moro), ma sono momenti duri per tutto il Paese e per l'intera classe politica. Il futuro capo dello Stato passa indenne attraverso roventi polemiche e nel 1985 viene eletto al Quirinale con una maggioranza record: 752 voti su 977 votanti. Per lui Dc, Psi, Pci, Pri, Pli, Psdi e Sinistra indipendente.

Per cinque anni ricopre il ruolo di "presidente notaio", discreto e pignolo nell'attenersi alla Costituzione. Nel 1990, però, cambia stile. Diventa il "picconatore", per «togliersi qualche sassolino dalle scarpe», spiega.Quando, nel 1990, Andreotti rivela l'esistenza di "Gladio", Cossiga risponde alle critiche ed agli attacchi degli avversari politici ribadendo la legittimità della struttura, ma prende posizione anche nei confronti della Dc dalla quale si sente "scaricato".

Il Pds avvia la procedura di impeachment. Cossiga attende le elezioni del 1992 e poi si dimette con un discorso televisivo di 45 minuti. Esce di scena volontariamente, ma tutto il sistema che da due anni è sotto i colpi delle sue "picconate" crollerà pochi mesi dopo.

Sfaldatasi la Dc dopo il ciclone tangentopoli, Cossiga decide in un primo momento di ritirarsi dall'attività di partito e di svolgere soltanto l'attività di senatore a vita. Successivamente, nel febbraio del 1998, dà vita ad una nuova formazione politica, l'Udr (Unione democratica per la Repubblica), con l'intenzione di costituire un'alternativa di centro e ricompattare le forze ex-democristiane.

L'Udr raccoglie l'adesione dei Cristiani democratici uniti di Rocco Buttiglione e di Clemente Mastella, alla guida di un gruppo di scissionisti del Centro cristiano democratico. Quando Rifondazione comunista fa mancare il proprio appoggio al primo governo Prodi, che viene battuto alla Camera per un voto, Cossiga sostiene la formazione del primo governo D'Alema.

Dopo meno di un anno Cossiga lascia l'Udr e torna a fare il "battitore libero" con l'Upr (Unione per la Repubblica). Alle elezioni politiche del 2001 dà l'appoggio a Silvio Berlusconi, ma in seguito, in Senato, non voterà la fiducia. Nel maggio 2006 vota la fiducia al governo Prodi; nel novembre dello stesso anno presenta le dimissioni da senatore a vita, che vengono respinte dall'assemblea di palazzo Madama. Nel dicembre del 2007 vota la fiducia al governo Prodi sul decreto sicurezza. Nel maggio del 2008 vota la fiducia al quarto governo Berlusconi.
 
LE REAZIONI
Il presidente del Senato Renato Schifani ha interrotto le vacanze in barca alle Eolie per raggiungere la Capitale dopo aver appreso la notizia della morte di Francesco Cossiga. Proprio ieri Schifani aveva presieduto l'unità di crisi al comune di Lipari istituita dopo la scossa di terremoto che ha provocato la caduta di massi e smottamenti nelle isole Eolie.

Non se la sente di commentare, Giulio Andreotti, dopo aver appreso della morte dell'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, avvenuta oggi a Roma. Il senatore a vita fa sapere, attraverso la sua segretaria, di essere «molto addolorato» per la scomparsa dell'amico, con cui ha condiviso decenni di militanza democristiana. «È rimasto molto colpito, anche se era preparato, ma non se la sente di parlare direttamente», ha riferito la collaboratrice di Andreotti.

«Apprendo con dolore la notizia della scomparsa di Francesco Cossiga. È stato un grande protagonista della vita democratica del nostro Paese». È quanto dichiara, in una nota, il presidente del Copasir, Massimo D'Alema. «Con lui - prosegue D'alema - abbiamo avuto momenti di incontro così come di aspri conflitti, vissuti sempre con rispetto reciproco e lealtà. In questi ultimi anni - conclude il presidente del Copasir - ci hanno unito un'intensa amicizia, della quale gli resterò grato».

«Personalità anticonformista, coraggiosa e anticipatrice, la sua "scomodita" è stata coerentemente preservata in tutto il corso della sua vita». Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, ricorda così Francesco Cossiga, uomo «scomodo anche nell'amicizia, ma sempre affettuoso e leale». Con la morte del senatore a vita, aggiunge Casini, «scompare uno dei protagonisti della vita della nostra Repubblica». «In lui, come in pochi altri, si sono sintetizzate - sostiene il leader dell'Udc - le alterne vicende della politica: ha avuto grandi soddisfazioni e infinite amarezze, si è dimesso ed è risorto politicamente più volte». «È stato un grande democratico cristiano - dice ancora Casini - e ha picconato come pochi altri la Democrazia Cristiana di cui percepiva l'afasia degli ultimi anni. Nella fase del bipolarismo ha cercato generosamente e senza successo di limitarne le degenerazioni che tutti constatiamo».

«Scompare con Francesco Cossiga una delle figure più eminenti della storia repubblicana. Anticomunista convinto, ha però sempre sinceramente rispettato i comunisti. Il più delle volte lo abbiamo avuto come avversario, ultimamente - per le bizzarrie della politica italiana della cosiddetta Seconda repubblica, da Cossiga giustamente mai apprezzata - lo abbiamo avuto anche come alleato. Sempre, in entrambe le vesti, duro e leale». Lo dichiara Oliviero Diliberto, Segretario nazionale del Pdci - Federazione della sinistra. «Aspro, non di rado asperrimo, ma lucido e mai ipocrita, lo ricordiamo - aggiunge - con rispetto. Dare oggi, a caldo, un giudizio sul suo lungo operato, è evidentemente impossibile. Cossiga ha infatti rappresentato nei decenni molte e diverse, talvolta contraddittorie posizioni ed interessi». «È stato - prosegue - l'uomo delle leggi emergenziali, del caso Moro, della Nato e di gladio, delle picconate alla Prima repubblica, ma anche della nascita del primo governo a guida postcomunista, con i comunisti parte integrante. Un bilancio si farà in seguito. Ma guardandoci intorno desolati, lo ricordiamo con rimpianto, pensando - conclude - a una politica italiana repubblicana che oggi, nel basso impero imperante, evidentemente, non esiste più. Alla famiglia, il cordoglio dei comunisti italiani».

© Avvenire - 17 agosto 2010