Ormai da qualche lustro, dai politici ci aspettiamo inutilmente molto più del (poco) che otteniamo da loro sul piano delle idee e dei fatti. Ma non rinunciamo a sperare in una politica che non continui solo a dire cose che (magari) non andrebbero dette, e si dedichi piuttosto a progettare sul serio ciò che va progettato e a fare una buona volta quel che va fatto. Per esempio, dando concreto e adeguato seguito ai princìpi e agli impegni contenuti negli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione (sul sostegno alla famiglia basata sul matrimonio e sull’educazione dei figli). O prestando un’attenzione non ideologica e non evasiva al gran tema dell’educazione, in risposta all’impegno-appello che la Chiesa italiana ha lanciato ad agenzie culturali e formative, alle forze vive della società e, appunto, al mondo della politica.
Ci toccano, invece, più chiacchiere in libertà che fatti. E un clamoroso episodio di vaniloquio abbiamo purtroppo visto domenica, sulle pagine del Corriere della Sera, in un’intervista a un Walter Veltroni in vena di cosmiche critiche. L’ex leader dei Ds e del Pd ha infatti ritenuto di poter pontificare – a partire dalla solita favola delle presunte indulgenze ecclesiastiche per i più potenti – anche a proposito della Chiesa cattolica mettendola nel mazzo di coloro che penserebbero ai grandi «valori» come «roba buona per i poeti e i visionari». Sembra incredibile, eppure è proprio così: uno sproposito, un capovolgimento totale della realtà. Se questa è la lucidità – e il grado d’informazione – di un politico di primo piano della maggiore forza di opposizione, stiamo freschi…
Ci toccano, invece, più chiacchiere in libertà che fatti. E un clamoroso episodio di vaniloquio abbiamo purtroppo visto domenica, sulle pagine del Corriere della Sera, in un’intervista a un Walter Veltroni in vena di cosmiche critiche. L’ex leader dei Ds e del Pd ha infatti ritenuto di poter pontificare – a partire dalla solita favola delle presunte indulgenze ecclesiastiche per i più potenti – anche a proposito della Chiesa cattolica mettendola nel mazzo di coloro che penserebbero ai grandi «valori» come «roba buona per i poeti e i visionari». Sembra incredibile, eppure è proprio così: uno sproposito, un capovolgimento totale della realtà. Se questa è la lucidità – e il grado d’informazione – di un politico di primo piano della maggiore forza di opposizione, stiamo freschi…
Marco Tarquinio
Sproposito raddoppiato
«Il direttore dell’Avvenire se la prende con l’intervista di Walter Veltroni al "Corriere della Sera" definendola addirittura un "vaniloquio". Tanta durezza sorprende e sconcerta: Veltroni non ha fatto altro che indicare come un segnale grave e di crisi dei valori (e delle istituzioni e dei mondi vitali che dovrebbero alimentarli e trasmetterli, a cominciare dalla politica, dalla scuola e dalla tv, che era il vero focus dell’intervista), anche l’affermazione di monsignor Fisichella secondo la quale la bestemmia di Berlusconi andava contestualizzata». Lo ha affermato ieri il senatore del Pd, Giorgio Tonini, già strettissimo collaboratore dell’ex segretario del Pd, in una dichiarazione rilasciata alle agenzie di stampa.
Veltroni non ha fatto altro, ma è più che abbastanza. E del resto il senatore Tonini può solo sforzarsi di «contestualizzare», cercando di ridimensionarla, l’incredibile sortita dell’onorevole Veltroni che domenica scorsa aveva posto la Chiesa cattolica (chiamandola in causa e per nome assieme a partiti e scuola) nel mucchio di coloro che picconano i grandi valori, la speranza di una economia giusta e la stessa convivenza civile e democratica. Veltroni, dopo, poteva fare due cose: ammettere di aver straparlato o correggere – se in grado di farlo – la versione del suo pensiero fornita dall’ottimo giornalista che l’aveva intervistato. Ha scelto una terza via e una seconda voce: la voce – amica – di un bravo senatore che uno sproposito come quello di Veltroni mai l’avrebbe pensato e detto. Ci dispiace per entrambi.
Marco Tarquinio
© Avvenire - 26 ottobre 2010
Veltroni non ha fatto altro, ma è più che abbastanza. E del resto il senatore Tonini può solo sforzarsi di «contestualizzare», cercando di ridimensionarla, l’incredibile sortita dell’onorevole Veltroni che domenica scorsa aveva posto la Chiesa cattolica (chiamandola in causa e per nome assieme a partiti e scuola) nel mucchio di coloro che picconano i grandi valori, la speranza di una economia giusta e la stessa convivenza civile e democratica. Veltroni, dopo, poteva fare due cose: ammettere di aver straparlato o correggere – se in grado di farlo – la versione del suo pensiero fornita dall’ottimo giornalista che l’aveva intervistato. Ha scelto una terza via e una seconda voce: la voce – amica – di un bravo senatore che uno sproposito come quello di Veltroni mai l’avrebbe pensato e detto. Ci dispiace per entrambi.
Marco Tarquinio
© Avvenire - 26 ottobre 2010