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Il mio intervento, Una scuola solo per chi ha voglia di studiare, pubblicato dai vari giornali online dove collaboro, ha scatenato una serie di commenti in particolare sul giornale online, legnostorto.com, da segnalare una lettera a firma del sig. Vincenzo Pascucci, Pensiamo al dopo Gelmini: no a figli e figliastri”, pubblicata da diversi siti scolastici, anche nel forum del quotidiano La Stampa, probabilmente perché la condividono; l'autore considera singolare e originale la mia tesi che il 50% degli studenti delle superiori dovrebbe abbandonare la scuola, per Pascucci  questa è un’ipotesi irrealistica, astratta, impraticabile, assurda, ai limiti della follia! E questi ragazzi dai 13-14 anni fino ai 18-19 (che potrebbero essere oltre un milione!) cosa dovrebbero fare? Forse lavorare in nero, girovagare nelle strade, parcheggiarsi nei bar, oppure cos’altro? E dopo i 18-19 anni?  A questa osservazione un lettore ha risposto: “in quanto al "parcheggio" degli studenti sfaticati, mi sembra di capire che lei sia favorevole continuare a parcheggiarli, appunto, nella scuola. Non le pare che, così, oltre a non fornire loro comunque alcuno sbocco, si finisca per danneggiare anche l'altra metà, che vuole e sa imparare?”

 Le osservazioni di Pascucci, tra l'altro l'unico a criticarmi aspramente, sono divaganti e alquanto confuse: risentono di quei principi sessantottardi, di uguaglianza verso il basso, di puro conservatorismo tipico di certa cultura sindacalese, privi di qualsiasi proposta; invece di discutere il contenuto del libro della professoressa Paola Mastrocola, sposta il problema, e così Cavallotti gli ricorda che qui si sta discutendo sulla opportunità o meno che tutti, tendenzialmente, abbiano la medesima formazione fin quasi alla maggiore età, indipendentemente da meriti, capacità e interessi.  A mio avviso tutto il resto, precari, somari promossi, insegnanti squalificati e fanatici... tutto questo, dicevo, deriva in buona parte da queste scelte giacobine che stanno alla base di tutta la concezione della nostra scuola negli ultimi decenni.

 Tra i tanti commenti, tutti favorevoli al mio intervento, mi sembra interessante, quello di Marco Cavallotti, redattore di legnostorto.com., perché in poche righe riesce a focalizzare i problemi della scuola italiana.

 Caro Bonvegna, più che un “pugno allo stomaco”, la tesi di questo libro – che nemmeno io ho ancora letto – mi pare corrispondere ad un ritorno al buon senso. Le dirò, sono anni che su questo giornale cerchiamo di discutere di scuola e università senza i paraocchi che un trentennio di “cultura democratica” ha imposto a docenti e utenti della scuola. Una cultura che in realtà ha cercato di far diventare la scuola uno strumento per ottenere una sorta di uniformità verso il basso, ha proletarizzato i docenti privandoli per giunta di ogni prestigio sociale – con le conseguenze note sul reclutamento delle nuove leve –, ha smontato i vecchi programmi, certo obsoleti, per sostituirli frequentemente con ammassi informi di conoscenze senza capo né coda, senza equilibrio e senza il rimedio ai difetti di quelli vecchi.
E dopo tutto questo, qualcuno ha anche il coraggio di spiegare che la scuola pubblica va male per colpa degli ultimi ministri, appartenenti al centro-destra. La sciagurata riforma del 3+2 all’università è stata ideata dal ministro Berlinguer, già docente di diritto consuetudinario sardo, e portata avanti al suo successore, noto linguista non certo di destra. Per smontare tutto questo non è bastata la Moratti – vittima delle camarille di consulenti pedagogisti, Iddio ce ne liberi – e incapace di raccapezzarsi in un ministero come quello; e anche la Gelmini ha dovuto scendere a molti compromessi, per ottenere solo parziali rimedi. Per fortuna, però, sembra essere riuscita a riproporre un sistema di curricula e di offerte scolastiche, che tengono conto del fatto evidente che non tutti hanno voglia, e non tutti sono capaci di impegnarsi in corsi di livello superiore.
Insomma, più che un pugno nello stomaco, direi che i discorsi dell’insegnante torinese rappresentano una ventata di equilibrio e di senso della realtà nel grigiore plumbeo del giacobinismo scolastico, condito dal melenso buonismo della scuola di Barbiana.
Pur non frequentando il mondo delle scuole elementari e medie, credo che persone che la pensano così non manchino. Il problema, al solito, sta nel fare in modo che parlino, che si organizzino, che sappiano reagire alla sciocca e suicida alleanza fra genitori pigri e insegnanti “democratici” per promuovere tutti. Una alleanza che si consuma sulla pelle dei ragazzi e del futuro di tutti noi.

 Aggiungo soltanto che la mia frase del “pugno nello stomaco”, voleva essere una provocazione giornalistica, per dare più forza all'argomento.

 

 Rozzano MI, 4 Marzo 2011

 Festa di S. Casimiro.                                                                           DOMENICO BONVEGNA

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