In un editoriale del quotidiano cattolico Avvenire Carlo Casini leader storico fondatore del Movimento per la Vita intervenendo sul dibattito di fine vita, ha scritto che il miglior lascito di Berlusconi sarebbe quello di caratterizzare la legislatura all'insegna del rispetto della vita umana. Così “dopo tanti errori e colpe, sarebbe una buona cosa consacrare l'ultima parte della legislatura ad un vero impegno per la vita a cominciare dalla proclamazione dell'uguaglianza in dignità e diritti di ogni essere umano, considerato soggetto fin dal concepimento”, e conclude consigliando di dimostrare ora, “la stessa determinazione ed energia che ebbe quando la mattina del 6 febbraio 2009 fece approvare il decreto per la vita di Eluana”. (Carlo Casini, Agenda bioetica, fuori le carte! 7.7.2011 Avvenire). E pare che la previsione di Casini si stia avverando dopo le votazioni alla Camera degli articoli 1 e 2 della proposta di legge di fine vita. 277 voti contro 224 per il 1° articolo e 286 contro 200 per il 2° articolo. “La maggioranza è compatta – ha notato la sottosegretaria alla salute Eugenia Roccella – l'Udc è compatta, mentre il Pd ha più dissidenti di noi”. A questo punto, con l'approvazione del testo il neo segretario Angelino Alfano, continua Roccella,“potrà vantare un primo risultato di una storia pregressa, che si pone in continuità con la battaglia del presidente del Consiglio Berlusconi nella vicenda di Eluana Englaro...”
Dunque sul fine vita, il biotestamento esiste una maggioranza larga, trasversale, in tutto il Parlamento e fa suo il principio dell'indisponibilità della vita umana. Il Paese respinge così con coraggio le polemiche e fa un passo in avanti nel rispetto della legge Naturale. Dov'è lo scandalo se la maggioranza si esprime attraverso una legge un rigoroso e forte “favor vitae”?
Ad attaccare il voto alla Camera dei deputati ci ha pensato Stefano Rodotà, sul quotidiano Repubblica, che boccia la legge del fine vita, definendola. “ideologica e violenta, quintessenza di un dispotismo etico che vuole imporre a tutti il parzialissimo, controverso punto di vista di una sola parte a chi ha convinzioni, fedi, stili di vita diversi. Inoltre per Rodotà, la legge, riflette un fondamentalismo cattolico incomprensibile: il muro alzato dalle gerarchie vaticane contrasta clamorosamente, ad esempio con l'apertura mostrata dalla Conferenza Episcopale tedesca”. Infine l'esponente comunista cercando di mettere zizzania nel mondo cattolico e si chiede, “perché persiste il timore di dispiacere alle gerarchie vaticane (aggiungo il Papa), non al ricco e aperto mondo dei cattolici? E conclude, a nulla è servita la lezione delle amministrative e dei referendum che mostrano una società vera, reattiva, alla quale bisogna fare appello tutte le volte che sono in questione i diritti fondamentali delle persone?” (Stefano Rodotà, Chi vuole rubarci la vita, 7.7.2011, Repubblica).
I detrattori della Legge Naturale ripetono sempre le solite cose, a cominciare dalla cosiddetta lobby anti-vita dei giornalisti che si sono scatenati contro la legge del biotestamento. Tranne alcuni giornali come Il Giornale, Libero, hanno lanciato fulmini e saette contro questa legge e raccontando anche un po' di balle su un tema già di per sè delicato e che non ha bisogno di semplificazioni errate. “Alla fine sono sempre quei soliti otto-dieci soloni che parlano - scrive Massimo Pandolfi - Umberto Veronesi passa da una testata all'altra per dire le solite cose. Oggi ha usato la prima pagina de La Stampa (titolo: 'Così si apre la strada a tante cause legali'), altro giornale sbilanciatissimo. E poi anche il cosiddetto imparziale Corriere della Sera si scatena con un commento in prima pagina firmato da Michele Ainis e titolato 'La fiera dell'ossimero in quattro paradossi'. Il solo Avvenire applaude a questa legge e così passa il solito messaggio: questa è la norma voluta da pretacci e appoggiata da tanti parlamentari che vogliono l'appoggio del Vaticano. E' una cretinata, ma ovviamente queste cretinate sono diventate per molti verità indiscutibilii”. (Massimo Pandolfi, La lobby anti-vita dei giornalisti, 13.7.2011, Vite spericolate. Blogquotidiano.net).
Certamente l'argomento sul biotestamento necessita chiarezza, il punto di partenza deve essere sempre il valore della vita, e i vari quesiti che ruotano attorno a esso: - la vita ha sempre in ogni momento e in ogni circostanza della sua esistenza un identico valore? - o si deve riconoscere, come si sostiene da parte dei fautori del 'testamento biologico', che esiste una vita 'meramente biologica', che per natura sua non è libera e quindi non è dignitosa, o è meno dignitosa? Come è successo con Eluana Englaro e Terry Schiavo.
E ancora altro quesito: costituisce esercizio di un diritto la scelta di una 'morte dignitosa' che cancelli una vita pur cosciente e non meramente biologica, ma divenuta per il paziente insopportabile?
Certamente non esistono vite che hanno minor valore, a causa dell'incoscienza irreversibile del soggetto o a causa delle sofferenze che lo coinvolgono. La domanda di fondo è sempre quella se la vita umana ha sempre ed in ogni momento della vita un uguale valore? Se la risposta è si, mai potrà essere consentito ad un terzo di decidere l'interruzione di quelle misure che mantengono in vita l'essere umano.
A questo punto il tutore del malato, ha il compito di fare le scelte migliori per conservare in vita e favorirne la guarigione del malato. Si potrà autorizzare un'operazione rischiosa, ma mai potrà eseguire una mirata scelta di morte. Nel dicembre del 2008 un gruppo di deputati firmavano un documento, primo firmatario Alfredo Mantovano, dove si chiedeva esplicitamente una Legge e non una Legge qualsiasi, sul “fine vita”. Il Parlamento è tenuto al 'rispetto della persona umana', e non dev'essere possibile mettere sullo stesso piano, le scelte di vita e le scelte di morte, per es. la scelta di nutrirsi e quella di non nutrirsi. Il documento ribadiva la scelta di fondo in favore della vita e non si può dare spazio a opzioni di morte, anche se confortate da indicazioni espresse in passato dal paziente. In conclusione si auspicava una alleanza per la vita, fra medico e paziente, nel rispetto della libertà.
S. Teresa di Riva, 15 luglio 2011
Festa di S. Bonaventura. DOMENICO BONVEGNA
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.