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montecitorio-in-romeTra tagli dolorosi, inchieste, scontri, arresti, e questioni morali, due buone notizie fanno capolino dal nostro Parlamento in questa settimana appena trascorsa. Il voto che ha bocciato i reati di omofobia e transfobia del 26 luglio scorso e quello per rifinanziare le missioni dei militari all'estero in particolare per l'Afghanistan del 28 luglio.

Con 293 si contro 250 no e 21 astenuti i nostri parlamentari con una maggioranza trasversale hanno votato contro l'omofobia. Una buona notizia, intanto perché la bocciatura in Parlamento ha evidenziato l’esistenza di una maggioranza politica più estesa della stessa maggioranza governativa, che si allarga proprio quando si vota sui principi non negoziabili e questo è un successo da sottolineare. “Non è importante- scrive Invernizzi - affermare che il governo si sa compattare quando sono in gioco i valori fondamentali della nostra civiltà, così come avvenne per tentare di difendere la vita di Eluana?” Ma questo voto è importante soprattuttoperché ferma per la terza volta un progetto di legge che era orientato non tanto a “proteggere” una categoria, omosessuali e transessuali, ma a riconoscere l’omosessualità e la transessualità come qualcosa di particolarmente prezioso, che deve essere prima “normalizzato” e poi addirittura valorizzato”. (Marco Invernizzi, Una vittoria importante in un silenzio che inquieta, 28.7.2011 labussolaquotidian.it).

In pratica il problema era di affermare chiaramente che non c'è bisogno di ulteriori leggi per difendere dalla violenza una persona di orientamento omosessuale, bastano quelle vigenti, non si comprende perché l'aggressione a un uomo o a una donna eterosessuali dovrebbe di fatto essere considerata dalla legge "meno grave" di quella esercitata nei confronti di una persona omosessuale.

“Insomma, - continua Invernizzi - era abbastanza evidente che questo progetto di legge avrebbe dovuto preludere al riconoscimento pubblico del matrimonio gay e all’adottabilità per legge di figli da parte di coppie omosessuali. Soprattutto, quanto accaduto era una delle manifestazioni di una grande battaglia culturale che attraversa da secoli tutto l’Occidente fra chi afferma e chi nega l’esistenza di una legge naturale”. Se comprendiamo lo scontro di questa grande battaglia culturale possiamo capire il valore di quanto avvenuto in Parlamento con la bocciatura del progetto di legge sull’omofobia. “Perché se esiste una natura, esiste una legge universale uguale per tutti, esiste un modello di famiglia, esiste un diritto sacro alla vita per ogni essere umano, che sia all’inizio o al termine del suo cammino. Ma se non esiste una natura creata, che si manifesta anche attraverso la sessualità, allora tutto è veramente possibile e ogni desiderio dell’uomo deve essere autorizzato e valorizzato, perché non esiste più né vero né falso, né bene né male”.

Però la vittoria del 26 luglio, l'hanno apprezzata in pochi:“non solo le forze politiche della maggioranza di centro-destra non si sono prodigate in gesti di soddisfazione, ma gli stessi quotidiani del centro-destra sono sembrati quasi intimiditi di fronte alla vittoria parlamentare, come se dovessero giustificare il fatto di avere assunto posizioni di questo tipo”. Probabilmente non hanno compreso la portata culturale e morale dello scontro. Mentre dall'altro lato, da sinistra, com'era prevedibile, ci sono stati gli attacchi furibondi dei quotidiani laicisti dei politici che hanno qualificato il provvedimento vergognoso, violento, oscurantista.

Su questa mancata soddisfazione da parte del centro-destra occorre riflettere seriamente, si tratta di una debolezza culturale di un certo personale politico che non sa neanche sfruttare adeguatamente una grande vittoria,“siamo tra i pochi Paesi europei - scrive Invernizzi - che sono riusciti a impedire l’introduzione di una legge che avrebbe discriminato la maggioranza eterosessuale del Paese e avviato un ulteriore passaggio contro il matrimonio e la famiglia. Siamo riusciti a mandare un messaggio importante agli abitanti di tutta Europa: in Italia il matrimonio è cosa di un uomo e di una donna. Punto. Dovrebbe essere un motivo di fierezza e di orgoglio, non di atteggiamenti preoccupati e sempre sulla difensiva”.

Sempre a proposito di debolezza culturale ne rilevo un'altra in merito al voto del rifinanziamento delle nostre missioni militari all'estero, se da un lato la maggioranza vota compatta a favore, dall'altra risulta incomprensibile il motivo per cui una forza di governo, come la Lega, ogni qual volta si verifichi la morte di un nostro soldato, alzi la voce per reclamare il rientro a casa di tutti i soldati. Anche la Lega purtroppo dimostra una incapacità culturale di difendere le posizioni giuste che assume politicamente.

La vera domanda che tutti dovrebbero porsi è che cosa ci stanno a fare dei militari in Afghanistan? Per rispondere alla domanda bisogna risalire al motivo originario per cui i nostri soldati sono partiti. Dopo l'11 settembre 2001 con l'attentato alle Torri Gemelle di New York di cui fra poche settimane cadrà il decimo anniversario, tutti i governi occidentali decisero di mandare le loro truppe in Afghanistan per combattere contro i movimenti terroristici di matrice islamista e contro gli Stati che li sostenevano, quindi contro il regime dei talebani. “La motivazione era nobile e giusta allora e direi che lo rimane ancora oggi: chi non è disposto a sacrificarsi anche facendo la guerra per difendere la propria libertà minacciata da forze ancora molto minoritarie (anche all’interno dello stesso islam) ma potenzialmente pericolose, costui è destinato a perdere tutto, lo stesso significato della sua esistenza al mondo”. (Marco Invernizzi, Missioni all'estero, una prova di civiltà, 28.7.2011, labussolaquotidiana.it).

I nostri soldati non stanno aggredendo nessuno, stanno facendo “ingerenza umanitaria”, come disse Giovanni Paolo II, per liberare il popolo afghano, da una tirannia. Recentemente è stato impiccato dai talebani, un bambino di 8 anni, reo di essere figlio di un ufficiale di polizia afghano. Se il terrorismo è una minaccia per tutti, allora bisogna che qualcuno lo combatta, molto semplicemente e drammaticamente.
Pertanto, “se è così non bisogna avere timore di gridarlo, si deve esserne fieri, senza cadere in nessun eccesso guerrafondaio, ma senza neanche sembrare di avere il complesso d’inferiorità verso gli atteggiamenti del pacifismo”.

Anche se non tutte le guerre sono uguali. Per esempio la guerra in Libia contro il colonnello Gheddafi appare ingiustificabile, probabilmente la gente è capace di comprendere la differenza tra l'Afghanistan e la Libia. Il nostro popolo è saggio, scrive nel suo blog l'amico Alessandro Pagano, parlamentare nisseno del Pdl, anche se non ha fatto studi di politica estera, nè conosce le strategie militari, non fa calcoli di bassa bottega politica, sa che i nostri soldati si stanno sacrificando laggiù, in un territorio tra i più inospitali, per la nostra tranquillità. Infine ci invita a leggere un bellissimo messaggio di Elisa Milan, una donna qualsiasi, la moglie di un soldato in Afghanistan. Sembra un trattato di Politica con la "P"maiuscola scrive Pagano.



S. Teresa di Riva, 31 luglio 2011

Festa di S. Ignazio di Loyola.                                                                       DOMENICO BONVEGNA

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