«Le aggregazioni laicali cattoliche sono un popolo attento alla politica e anche se vengono liquidati come una minoranza smarrita, non saranno mai tali»
Andrea TornielliCittà del Vaticano
© http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/ 10 agosto 2011
«Guardando al martirio di San Lorenzo, emergono delle domande: i cristiani sono forse pericolosi alla società civile? Sono tolleranti verso coloro che dicono di non avere fede o ne hanno una diversa? La loro partecipazione alla vita pubblica – ad ogni livello – è utile per costruire il bene comune, oppure la loro visione religiosa costituisce un ostacolo o, peggio, un pericolo per la collettività che oggi è multiforme e policulturale?».
Da questi interrogativi è partito il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, per svolgere la sua riflessione sul contributo dei cattolici alla vita sociale e politica, in occasione della festa di San Lorenzo.
Nell’omelia, intitolata «la sana laicità», il presidente della Cei ha ricordato che laChiesa «non nutre aspettative mondane, né pretende privilegi per suoi particolari interessi» e attraverso la sua testimonianza e la sua azione, quando il suo messaggio è accolto o «almeno considerato, l’intera comunità civile si fa più responsabile dell’uomo nella sua interezza».
L'arcivescovo di Genova ha ribadito che «la comunità politica e la Chiesa, anche se sono autonome nel proprio ambito, sono entrambe, seppure a titolo diverso, al servizio delle stesse persone e del loro bene». Le realtà temporali, ha aggiunto, «si reggono secondo norme proprie – non si consulta il Vangelo per avere le conoscenze tecniche proprie delle professioni – ma nel Vangelo si esprime forte e chiaro anche il richiamo alla necessaria moralità di ogni azione personale e pubblica. Non solo, ma è nella dimensione religiosa che l’uomo può trovare di fatto il fondamento ultimo dei riferimenti etici universali. Senza una radice trascendente, dove possono poggiare le leggi morali che illuminano l’agire dei singoli, delle istituzioni e della società? - si interroga Bagnasco - Resta solo la dinamica aleatoria dei numeri e delle opinioni, quando non addirittura delle pressioni e degli interessi più forti».
La fede cristiana dunque «non attenta in nessun modo alla vita sociale». Per questo, ha sottolineato Bagnasco, «i cristiani hanno un apporto originale e necessario da portare alla vita sociale e politica: essi hanno l’onore e l’onere di ricordare a tutti chi è l’uomo, quali sono i suoi principi costitutivi, la necessità dell’etica, il suo fondamento trascendente, la via aurea dell’autentica giustizia e del bene comune».
«Il mondo cattolico – ha sottolineato – rappresenta per la società un vivaio di valori, energie ed esperienze consolidate, che continuerà a mettere a disposizione del Paese: questo patrimonio non può essere dilapidato da nessuno, né dissolto per ignavia o per utopistiche sintesi e contaminazioni».
Nelle parole del cardinale si può leggere in filigrana un riferimento alle recenti notizie che riguardano i movimenti all’interno del variegato mondo cattolico, in particolare, la riunione promossa il mese scorso dal segretario del Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace, il vescovo Mario Toso, stretto collaboratore del Segretario di Stato Tarcisio Bertone, che ha raccolto attorno a un tavolo esponenti politici cattolici del centro e della sinistra. Come pure l’appello per una politica buona lanciatori recente dalle associazioni cattoliche del mondo del lavoro. Queste ultime hanno tenuto informata la Cei dei loro passi, ma si muovono e rischiano senza chiedere benedizioni. Non è un mistero che i vertici della Conferenza episcopale guardino con interesse e attenzione a quest’ultima iniziativa, manifestando invece freddezza rispetto ad altre operazioni che prevedano una cabina di regia nei palazzi del potere ecclesiastico e soprattutto che non mirino a una sostanziale unità – non tanto partitica ma sui valori – dei cattolici in politica.
«Le molteplici aggregazioni laicali cattoliche o ispirate cristianamente, le parrocchie e molte altre realtà – ha concluso Bagnasco – sono un popolo sempre più attento alla vita sociale e politica, anche se nell’agone pubblico vengono a volte liquidate come minoranze sparute e smarrite. Ma così non è e non sarà. San Lorenzo, rifiutando di consegnare i beni della Chiesa e presentando all’imperatore i poveri come i suoi veri tesori, ricordava alla società di allora, e ricorda alla società di oggi, la dignità intangibile di ogni uomo, dignità senza la quale non esiste società giusta».