Paul Freeman - fonte Facebook
Accogliamo di buon grado ogni lacrima sincera.. ma sapesse quante ne versiamo noi! E di quelle robuste! Le famiglie italiane hanno la coscienza che in fin dei conti questo baratro della crisi non è dovuto a loro ma a meccanismi che sfuggono e di cui sono altamente più responsabili coloro che sono stati al governo negli ultimi 40 anni, tra maggioranze e opposizioni. Sia nel mondo che in Europa che in Italia.
Come mai l'Europa non si è cautelata da questa crisi? Perché si è persa in piccole questioni senza salvaguardare la famiglia naturale? Perché in Italia i governi e la stampa, pilotata dai grandi gruppi, non ha cercato, con priorità "ossessiva", il bene della Famiglia naturale? Ognuno ha lucrato, più o meno consapevolmente, sul sistema economico con la risultante che poi il danno creato, sostanzialmente non dalle famiglie, ricade invece massivamente sulle famiglie, con tanti piccoli modi e cavilli a cominciare da imposte su beni primari che sono eticamente inaccettabili, come l'ICI sulla prima casa..
Su questo ci auguriamo che la parola forte della CEI, già presente a Todi, nella persona del Card. Bagnasco, sia altrettanto presente in altre sedi senza abbassare la guardia di un millimetro.
Ma, soprattutto, fatto salvo il baratro 2011-2012, chi ci garantisce il rilancio? Chi ci garantisce che la cinghia stretta, passata l'emergenza, non favorirà la speculazione e l'avidità dei soliti pochi? Ed in ultimo... Chi ci garantisce che sarà veramente messa al centro delle politiche economiche, sociali e soprattutto valoriali, la famiglia?
La famiglia infatti non viene vista come una risorsa e una prospettiva vincente e che quindi necessita di adeguati investimenti, ma come un "vuoto a perdere". Le imprese andrebbero rilanciate non per il bene del lavoro ma per il bene della famiglia.
Ma si sa, i nostri padri costituenti hanno fondato la Repubblica sul lavoro e non sulla famiglia. Su questa concessione ideologica dei moderati della prima ora alle ideologie dell'est, paghiamo lo scotto ora tutti quanti.
Ma l'economia e il lavoro senza un'etica fondante, oggettiva e robusta, con al centro la vita umana - dal suo sorgere al suo tramontare - e la famiglia, è destinata, sotto ogni governo, a fallire.