Salvo che ci riservi questa bella sorpresa per il futuro, nemmeno il nuovo governo sta osando metter mano al vero (ma ahimè sempre taciuto) problema politico numero uno del nostro Paese, ossia la riforma generale dell’amministrazione dello Stato. Se la prendono con le Province che oggi sono … “piccole e nere” come l’ormai proverbiale pulcino Calimero, ma non con ministeri sovradimensionati o anche oggi divenuti inutili che costano ben più della somma dei costi ingiustificati delle Province (che non sono tutti) o delle Province inutili (che non sono tutte).
Non osando correre il rischio di perdere consensi elettorali a Roma, né i partiti di centro-destra né quelli di centro-sinistra avevano mai avuto il coraggio di porre la questione. E questo benché il groviglio di burocrazie centrali parassitarie trincerate nella grande città laziale dentro e fuori i ministeri, nello Stato e nel para-Stato, sia il vero grande cancro che divora le risorse del Paese fino alla percentuale — ormai insostenibile nel mondo globalizzato in cui viviamo — del 50 per cento della produzione nazionale lorda. Se non lo fa nemmeno il governo “tecnico” di Mario Monti — che ha la legittimazione trasversale che sappiamo nonché il vantaggio di non doversi preoccupare delle prossime elezioni (e che tra l’altro è il più settentrionale della storia della Repubblica) — chi altri lo potrà mai fare? Se però non lo fa, come può sperare di non ridursi solo a “manovre” del tipo di quella annunciata ieri, fatta più di aumenti dell’imposte che di tagli della spesa e quindi destinata a dare impulso non alla crescita bensì a un ulteriore aggravarsi della crisi?
© http://robironza.wordpress.com/ - 5 dicembre 2011